Quando si decide di depositare i propri soldi presso una banca, spesso ci si concentra sulla sicurezza dell’operazione, ma è altrettanto fondamentale comprendere come funzione effettivamente il meccanismo degli interessi bancari. Mettere i risparmi in banca, sia in un normale conto corrente che in un conto deposito, significa affidare il proprio denaro a un istituto che lo utilizzerà per finanziare varie attività finanziarie. In cambio, la banca riconosce una remunerazione chiamata appunto interesse, che costituisce il vero guadagno per il risparmiatore.
Tipologie di interesse: semplice e composto
Gli interessi bancari possono essere principalmente di due tipi: interesse semplice e interesse composto. L’interesse semplice viene calcolato solo sulla somma inizialmente depositata. Ad esempio, se si depositano 10.000 euro su un conto che offre il 2% annuo di interesse semplice, dopo un anno si riceveranno 200 euro di interessi, senza tener conto degli interessi maturati in anni precedenti.
L’interesse composto invece è più potente nel tempo: gli interessi maturati vengono sommati al capitale, incrementando la base su cui saranno calcolati gli interessi futuri. Questo fenomeno, noto come capitalizzazione, permette al denaro di crescere più rapidamente perché “gli interessi producono altri interessi”.
Come si calcolano gli interessi attivi
Quando si apre un conto deposito vincolato ci si aspetta di ricevere un rendimento superiore a quello di un semplice conto corrente. I tassi di interesse però sono comunicati sempre al lordo delle tasse. Se, ad esempio, una banca pubblicizza un tasso dell’1,5% annuo lordo, vuol dire che si guadagneranno 150 euro l’anno su un deposito di 10.000 euro. Tuttavia, questo importo deve essere decurtato delle imposte.
In Italia, gli interessi maturati sono soggetti a una ritenuta fiscale del 26%. Quindi, dai 150 euro di esempio, bisogna togliere 39 euro di tasse, lasciando 111 euro netti. Ma l’analisi non può fermarsi qui: sul capitale depositato è infatti dovuta anche l’imposta di bollo, pari allo 0,2% dell’importo investito. Tradotto: per 10.000 euro di capitale, altri 20 euro vengono sottratti tramite questa tassa, riducendo il guadagno netto a 91 euro annui. Pertanto, il rendimento reale è dello 0,91% e non dell’1,5% come inizialmente prospettato.
- I tassi indicati dalle banche sono sempre al lordo di imposte e tasse.
- Ritenuta fiscale: il 26% sugli interessi maturati.
- Imposta di bollo: 0,2% annuo sull’ammontare del deposito.
- Il rendimento netto è sempre inferiore al tasso lordo pubblicizzato.
Interessi attivi e passivi: qual è la differenza?
Quando si sente parlare di interessi attivi e interessi passivi è importante conoscere la differenza cruciale tra questi due concetti finanziari. Gli interessi attivi costituiscono il guadagno che il correntista riceve per i soldi depositati, mentre gli interessi passivi rappresentano il costo per il cliente ogni volta che la banca gli concede un prestito o un finanziamento. In pratica, quando metti i tuoi risparmi su un conto, ricevi interessi attivi; se invece chiedi un mutuo o un prestito alla banca, dovrai riconoscere interessi passivi, ovvero pagare una somma extra periodica.
Tassi fissi, tassi variabili e altri elementi da valutare
I tassi di interesse applicati ai prodotti bancari possono essere di diversa natura:
- Tasso fisso: non cambia per tutta la durata del vincolo; ideale per chi cerca certezza sui guadagni.
- Tasso variabile: può aumentare o diminuire nel tempo, oscillando in base alle decisioni di politica monetaria delle banche centrali (come la banca centrale).
Un elemento fondamentale da considerare è la frequenza di capitalizzazione degli interessi. In genere, i conti deposito riconoscono gli interessi una volta all’anno, ma alcuni prodotti prevedono periodicità diverse (semestrale, trimestrale, mensile). Una capitalizzazione più frequente permette agli interessi di maturare “interesse su interesse” più velocemente.
Vantaggi e rischi dei depositi bancari
- Sicurezza: i depositi fino a 100.000 euro per ciascun correntista per banca sono tutelati dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD).
- Facilità di accesso: aprire un conto deposito è semplice, spesso gestibile da casa tramite canali digitali.
- Bassissimo rischio: i conti deposito ordinari e vincolati sono tra gli strumenti meno rischiosi nel panorama degli investimenti finanziari.
I rischi maggiori si concentrano nel possibile mancato rispetto delle condizioni di vincolo (penalità per svincolo anticipato), nell’erosione del potere d’acquisto dovuta all’inflazione e, sebbene poco probabile, nella crisi sistemica dell’istituto bancario.
Cosa influenza davvero il guadagno netto
Il rendimento effettivo di un conto deposito è dunque il risultato di diversi fattori:
- Il tasso lordo proposto dalla banca.
- La durata e le condizioni del vincolo.
- Il regime di capitalizzazione degli interessi.
- Le imposte da applicare (ritenuta fiscale e imposta di bollo).
- L’eventuale andamento dell’inflazione, che può ridurre il potere d’acquisto reale dei rendimenti.
Per conoscere la reale convenienza, è sempre opportuno utilizzare calcolatori online che considerino tutte le spese e le tassazioni previste nel periodo di detenzione del deposito. Solo così si potrà confrontare il rendimento netto di vari prodotti e scegliere quello più adatto alle proprie esigenze finanziarie.
Infine, non bisogna dimenticare che esistono altre soluzioni per far fruttare i propri risparmi, come investimenti in obbligazioni, fondi comuni o azioni, ma nessuno di questi strumenti offre la stessa garanzia di restituzione del capitale che si trova nei conti deposito tradizionali. La scelta va fatta sempre in base a rischi, orizzonte temporale e obiettivi finanziari individuali.